Le discriminazioni

 

Una lavoratrice o un lavoratore che ritenga di essere oggetto di discriminazione ha la possibilità di:

  • mettersi in contatto telefonico con l'ufficio della CdP della Provincia per richiedere un incontro
  • inoltrare una denuncia scritta alla quale seguirà un incontro con la CdP

 

La procedura

L’incontro della Consigliera di Parità con la/il lavoratrice/ore discriminata/o ha una funzione conoscitiva circa la natura del problema e permette alla CdP di valutare la situazione: esistono elementi di discriminazione e quali sono le soluzioni possibili?

 

Analisi preliminare

Il reperimento di informazioni sul caso offre alla CdP la possibilità di tracciare con la/il lavoratrice/lavoratore discriminata/o le possibili vie d'azione e di valutare le effettive intenzioni. Può succedere che la CdP non sia la referente adeguata per la risoluzione del problema (casi quali il non rispetto del CCNL ed integrativi competono, ad esempio, alla parte sindacale) e indirizzi la persona agli opportuni referenti.

Verificata, però, la presenza di una discriminazione, e con il consenso della/l lavoratrice/ore, la CdP può attivarsi con le seguenti procedure.

 

Procedura informale

La CdP si pone in una posizione di mediazione tra lavoratrice/ore e azienda: contatta l'azienda cercando di proporre un incontro in cui le parti in causa trovino un accordo. L'adozione della procedura informale offre alcuni vantaggi:

• buone possibilità di successo In molti casi il contatto della Consigliera di parità con l’azienda apre nuove e fattive possibilità di chiarimento e facilita la risoluzione della situazione. Spesso, infatti, l’informare correttamente l’azienda circa la normativa antidiscriminatoria induce un cambiamento della sua posizione risolvendo la controversia senza ulteriori conseguenze

• riduce le possibilità di una causa un giudizio, abbassando considerevolmente lo stress dovuto a paure e preoccupazioni della persona lesa

• crea un supporto concreto e gratuito alla/al lavoratrice/ore discriminata/o che può affrontare più serenamente la situazione

• può prevenire il degenerare di una situazione con rilevanti conseguenze sulla salute psicofisica delle persone

• nei confronti dell’azienda l’intervento della Consigliera di Parità agisce a favore di una promozione dei principi di pari opportunità nella gestione delle risorse umane

 

Procedura formale

Scatta generalmente quando il tentativo di mediazione non sortisce gli effetti sperati: prevede l’attivazione di un’azione in giudizio curata a titolo gratuito. Nel caso in cui la procedura informale non porti a una conciliazione tra le parti, i/le CdP, in qualità di pubblici funzionari, hanno l'obbligo di presentare rapporto all'autorità giudiziaria. L’azione in giudizio viene affidata ad un/a avvocato/a che conduce gratuitamente l’istruttoria per la persona discriminata. Alcuni aspetti della procedura:

• Onere della prova Previsto recentemente dalla normativa in materia, l’onere della prova prevede che sia la parte in causa (il datore di lavoro, il responsabile del personale, ecc.) a fornire elementi che dimostrino la non esistenza della discriminazione denunciata dalla lavoratrice o dal lavoratore.
L'onere della prova sull'insussistenza della discriminazione

• l’accertamento di atti, patti o comportamenti discriminatori nelle aziende alle quali siano stati accordati benefici, o che abbiano stipulato contratti di appalto per l'esecuzione di opere pubbliche, di servizi o forniture, sono comunicati immediatamente dalla direzione provinciale del lavoro territorialmente competente e ai Ministri nelle cui amministrazioni sia stata disposta la concessione del beneficio o dell'appalto. Questi possono, se necessario, revocare il beneficio e decidere l'esclusione per un periodo di tempo fino a due anni da qualsiasi ulteriore concessione di agevolazioni finanziarie o creditizie o da qualsiasi appalto. Le disposizioni non si applicano nel caso sia raggiunta una conciliazione

• Le CdP della Provincia di Torino hanno intrapreso con successo due azioni in giudizio. In entrambi i casi hanno richiesto l’attivazione di un’azione positiva all’interno dell’azienda che si è concretizzata in un’azione di informazione e sensibilizzazione nei confronti del personale dipendente, in un caso, e verso l’esterno attraverso assemblee pubbliche e la pubblicazione di spazi informativi su un quotidiano locale, nell’altro.
Le Consigliere di Parità promuovono e vincono la causa: licenziata perché incinta viene reintegrata nel luogo di lavoro PDF

 

Azioni collettive

Comportamenti discriminatori diretti o indiretti di carattere collettivo

Nei confronti della segnalazione di comportamenti discriminatori diretti o indiretti di carattere collettivo, contenuti ad esempio in accordi aziendali, in procedure concorsuali, in prassi e comportamenti adottati sui luoghi di lavoro e che penalizzano in modo proporzionalmente maggiore gruppi di lavoratrici o di lavoratori, la CdP provinciale chiede l'intervento della CdP regionale alla quale spetta l’intervento, previsto dalla normativa, per i casi di carattere collettivo.

La CdP regionale, prima di promuovere l'azione in giudizio, può chiedere all'autore della discriminazione di predisporre un piano di rimozione delle discriminazioni accertate entro un termine non superiore a 120 giorni.

Se il piano è considerato idoneo alla rimozione delle discriminazioni, la CdP regionale promuove il tentativo di conciliazione ed il relativo verbale, in copia autenticata, acquista forza di titolo esecutivo con decreto del tribunale in funzione di giudice del lavoro.