Quando rivolgersi alla CdP

 

Nella lotta alle discriminazioni la figura della Consigliera di Parità offre un punto di riferimento alle lavoratrici e ai lavoratori vittime di comportamenti discriminatori sul luogo di lavoro e crea un collegamento tra gli organi istituzionali posti a tutela delle donne e delle lavoratrici stesse.

E’ opportuno rivolgersi alla Consigliera di Parità qualora si sia subita una discriminazione basata sul sesso (dir 76/207 e sue modifiche):

  • nell’accesso al lavoro
  • nell’accesso ai corsi di formazione
  • nello sviluppo della carriera
  • nel livello di retribuzione
  • in relazione alla maternità e al lavoro (es. licenziamento)
  • al rientro dalla maternità per la richiesta di congedi parentali

 

La Consigliera di Parità è un punto di riferimento anche per:

Aziende che vogliano

  • valorizzare la presenza femminile nell'azienda
  • contrastare in modo efficace le discriminazioni in base al sesso
  • accedere ai finanziamenti previsti dalla L. 125/91per l’introduzione di azioni positive a favore delle pari opportunità tra donne e uomini
  • presentare progetti sulla riorganizzazione aziendale e sulla flessibilità in base alla L. 53/2000 e al D.L. 151/2001(quali telelavoro, jobsharing, part-time)

Enti che vogliano

  • costituire il Comitato Pari Opportunità dell’Ente
  • integrare le pari opportunità nelle politiche dell'Ente
  • presentare il piano triennale di Azioni Positive (P.A.P.) in base all’art. 3 del D.L. 196/2000
  • favorire l'uguaglianza tra uomo e donna nel lavoro
  • migliorare la presenza femminile nell'Ente e favorire i processi di carriera delle donne
  • contrastare in modo efficace le discriminazioni in base al sesso