La violenza sul luogo di lavoro: l’evidenza del problema
Quanto un NO! può cambiare la vita. Una storia lunga otto anni per uscire dal mobbing: la racconta una lavoratrice torinese.
Violenza sul lavoro: il tema è stato affrontato nel corso del seminario “Molestie sessuali sul luogo di lavoro: per dare evidenza al problema” proposto il 25 novembre 2008 in occasione della "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne" dalle Consigliere di Parità della Provincia di Torino, Laura Cima e Ivana Melli, con la partecipazione dell’avv. Mirella Caffarati, consulente dell’Ufficio della Consigliera di Parità e dall’avv. Stefania Gerbino consulente del Telefono Rosa.
Le esperte hanno fornito un approfondimento sugli aspetti normativi e un commento ai dati emersi su molestie e mobbing nel 2008 offrendo spunti per programmare iniziative ed interventi futuri.

«Tra tutti i casi di violenza subita dalle donne, quelli sul luogo di lavoro,sono i meno evidenti e denunciati – ha spiegato la Consigliera di Parità – Esiste nel nostro Paese tuttora un vuoto legislativo rispetto alle molestie sessuali e al mobbing, nonostante i solleciti dell’Unione Europea: l’inversione dell’onere della prova, ad esempio, rimane uno degli aspetti da chiarire mentre anche in ambito contrattuale sarebbe utile avviare una riflessione con i Sindacati sulle tutele per chi si trovi a vivere una situazione di disagio. Vogliamo, inoltre, riportare l’attenzione sulla responsabilità del datore di lavoro rispetto alla prevenzione e tutela di lavoratori e lavoratrici: è un aspetto fondamentale e per questo vorremo agire con azioni di sensibilizzazione, da un lato, e di monitoraggio dall’altro per individuare quali sono le situazioni più a rischio e i passaggi più fragili. Una recente indagine su ragazzi e ragazze alla ricerca del primo impiego ha rivelato che l’11% di loro hanno ricevuto ricatti o molestie sessuali nell’ambito del colloquio di lavoro. Questo è grave e non può rimanere sommerso. Così come invitiamo le donne a denunciare e a chiedere aiuto. La testimonianza che abbiamo voluto presentare stamane, di una donna coraggiosissima, ci fa dire che è possibile uscire da questo problema ed è importante che sempre più donne lo credano».

Alcune proposte sono già emerse nell’ambito del seminario, i cui atti saranno pubblicati e trasmessi al Ministero del Lavoro. Tra questi un corso di formazione per operatori e operatrici, che coinvolga i sindacati e favorisca una riflessione sulla definizione dei contratti e sulla risoluzione delle controversie, la realizzazione di materiali informativi sui servizi disponibili in caso di molestie o mobbing, la richiesta che nell’ambito dei programmi regionali per il contrasto alla violenza sia presa in considerazione anche la violenza che le donne subiscono in ambito lavorativo.
Le Consigliere di Parità, inoltre, approfondiranno il problema attraverso una ricerca, in fase di avvio, sul reclutamento lavorativo attraverso i servizi interinali.

Importantissima e molto toccante la testimonianza della lavoratrice torinese che dopo otto anni ha visto riconosciuto il suo come un caso di mobbing grazie all’intervento della Corte di Cassazione con la sentenza n.ro 22858 (dell’11 settembre 2008), da subito entrata tra quelle esemplari sul mobbing.
«Tra i molti i casi che arrivano al Telefono Rosa, ha spiegato l’avv. Stefania Gerbino, alcuni sono esemplari. Vi cito quello di una lavoratrice che dopo aver subito una serie di strategie di vero e proprio mobbing è stata stigmatizzata quale persona “problematica” e malata di vittimismo, ed è così stata isolata da tutti. Alla fine anche lei ha finito per credere di essere così e si è licenziata. Ed è proprio questo il risultato più drammatico della violenza, quello di minare profondamente la personalità della persona che la subisce».
