L'occupazione in Piemonte
a cura del dott. Mauro Durando - Osservatorio regionale del mercato del Lavoro
I dati elaborati dall'osservatorio regionale del mercato del lavoro evidenziamo una performance occupazionale delle donne lavoratrici piemontesi nel lungo periodo è stata nettamente migliore di quella maschile. Gli uomini sono stati penalizzati dalla progressiva caduta dell’occupazione nell’industria, mentre le donne sono state favorite dall’espansione delle attività terziarie, dove tendono a collocarsi.
La presenza femminile fra gli occupati resta comunque minoritaria anche se la loro quota è significativamente aumentata nel tempo determinata, anche, dalla rilevante flessione degli uomini occupati.
La crisi industriale ha colpito pesantemente le lavoratrici, con una flessione delle addette all’industria di quasi il 25% tra il 2002 e il 2004 (-52.000 unità) mentre i servizi rappresentano sempre di più l’area di assorbimento principale della manodopera femminile. Un fenomeno analogo pare si stia ripetendo: nel I semestre 2008, la caduta dell’occupazione industriale investe in misura più che proporzionale le lavoratrici.
Nel terziario le lavoratrici sono il 54% del totale nel 2007, ma la quota sale al 78% nel comparto istruzione e sanità e raggiunge il massimo dell’84,2% nei servizi personali e familiari.
La quota maschile, per contro, è largamente maggioritaria in agricoltura, nelle attività industriali in genere e nel ramo trasporti e comunicazioni. Le donne, inoltre, tendono a concentrarsi nel lavoro alle dipendenze: le lavoratrici autonome nel 2007 sono il 20,2% delle donne occupate, contro una percentuale del 32% fra gli uomini.
Tuttavia, l’occupazione femminile ha un “peso specifico” più basso di quella maschile, sia in relazione alla posizione nella professione, sia in rapporto alla stabilità dell’impiego e alle ore lavorate. Le donne sono fortemente sottorappresentate fra i dirigenti e fra le figure imprenditoriali, mentre si concentrano nei dipendenti fra gli impiegati esecutivi, e nei lavoratori autonomi fra le posizioni di carattere para-subordinato o assimilabili, con ovvie ricadute sui livelli retributivi.
Il 12,4% delle lavoratrici alle dipendenze, inoltre, detiene un’occupazione temporanea, contro l’8,8% degli uomini: la quota di occupate precarie sale al 50% fra le giovani tra 15 e 24 anni, a fronte del 46% maschile, ma il divario di genere si accentua con l’età con uno scarto massimo tra i 35 e i 44 anni (9% femminile, contro 4,2% maschile).
L’incidenza del part-time raggiunge in Piemonte il 24,3% fra le donne, contro il 4,2% degli uomini.
Il volume di lavoro prodotto dalle donne, a parità di teste interessate, risulta molto più basso di quello maschile, sia per il part-time, sia per le assenze legate alla maternità o alla cura dei figli, sia per il maggior ricorso degli uomini a prestazioni straordinarie. Quindi, il peso relativo delle donne occupate scende di ben 5 punti percentuali, se si guarda alle ore di lavoro effettive.
Il tasso di occupazione femminile nel 2007 in Piemonte è pari al 56,3%, quello maschile al 73,4%, con un divario di genere che si amplia al crescere dell’età, a partire dai 25 anni, mentre è relativamente contenuto fra i giovani.
Il dato femminile ha comunque registrato nell’ultimo decennio un aumento ragguardevole nelle classi di età centrali, tra i 35 e i 54 anni: tra il 1993 e il 2007 il tasso di occupazione medio in questa fascia ventennale è salito di ben venti punti percentuali, dal 52,5% al 72,7%.
La disoccupazione fra le donne, è più ampia nella fascia centrale, fra i 30 e 49 anni, per la forte spinta al lavoro esercitata dalle donne adulte in cerca di reinserimento lavorativo, mentre gli uomini sono più presenti in proporzione ai due estremi della scala delle età: fra i giovani, per la tendenza a effettuare un minore investimento in istruzione, fra gli over 50, dove il divario di genere a sfavore della componente maschile è più evidente, per il peso della disoccupazione in età matura derivante dalla crisi industriale .
Buono il rendimento del titolo di studio per le donne: i livelli di disoccupazione femminile diminuiscono sensibilmente al crescere del grado di istruzione, anche per la presenza di numerose donne adulte a bassa qualifica.
La presenza femminile è prevalente in tutte le componenti dell’offerta di lavoro: sono il 53,5% dei disoccupati secondo le stime ufficiali Eurostat, con un massimo del 67% fra i disoccupati potenziali e sono la maggioranza anche fra gli occupati in cerca di lavoro (il 54%), pur essendo una minoranza in questo aggregato, un dato che conferma la relativa debolezza dell’occupazione femminile.