"Due volte differenti - l'inserimento al lavoro delle donne con disabilità"

 

L’inserimento lavorativo dei disabili è ormai una prassi consolidata e che ha dato buoni risultati– circa 1000 inserimenti l’anno da quando è in vigore la Legge 68 sull’inserimento mirato e 1.200 nel 2008 - non altrettanto vale per l’attenzione alle differenze che riguardano l’inserimento lavorativo dei disabili rispetto al genere. La ricerca “Due volte differenti - l'inserimento al lavoro delle donne con disabilità” realizzata dll’ASSOT (agenzia per lo sviluppo Sud Ovest di Torino) sul territorio del Centro per l’impiego di Orbassano, ha fatto emergere le differenze e le specificità dell’inserimento al lavoro delle donne con disabilità - finora poco affrontata sia nell’ambito dei servizi per l’impiego e delle pari opportunità- fornendo agli attori locali un quadro di analisi e di proposta intorno al tema disabilità e lavoro delle donne.

Tra i fattori che determinano la differenza tra donne e uomini: sulla minore spinta e motivazione al lavoro da parte delle disabili donne rispetto agli uomini, dovuta anche all’atteggiamento protettivo delle famiglie che tendono a frenare tentativi di emancipazione che presentano rischi, pongono le premesse all’esclusione dal mondo del lavoro. Incidono anche fattori quali i carichi familiari e di cura, le maggiori difficoltà negli spostamenti e nella mobilità territoriale, l’insorgere della disabilità in età avanzata. A ciò si aggiunge la particolare situazione, dichiarata da più servizi, per cui tra le donne sarebbe maggiore la disabilità psichica con minori chances quindi di inserimento lavorativo rispetto alla disabilità fisica.
Incedono, però, anche forti pregiudizi soprattutto da parte delle aziende in cui pregiudizi e disfunzioni organizzative non ne agevolano l’inserimento. «Laddove l’inserimento c’è stato ed è stato sufficientemente monitorato i risultati sono però positivi – spiega Marco Canta Presidente della cooperativa Orso che ha curato la ricerca – ci troviamo di fronte a un paradosso: da un lato la scarsa disponibilità da parte delle aziende verso le donne, dall’altra la positività degli inserimenti laddove si sono realizzati. Per questo crediamo occorra investire sull’effetto dimostrativo, non è vero che un inserimento femminile è meno vantaggioso per un’azienda».
La doppia discriminazione scatta già dagli operatori/trici che sono i primi a “riconoscere le differenze”, e non ritengono mediamente di doversi attrezzare per l’accoglienza di un’utenza femminile con disabilità. Per questo è stata sottolineata l’importanza di rilanciare il ruolo dei servizi che si occupano di inserimento lavorativo, i Centri per l’impiego in primis, di investire su una relazione positiva con le piccole e medie imprese e di investire su servizi di supporto.

 

 

 

 

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