Reintegrata al lavoro in giudizio grazie al supporto delle Consigliere di Parità
Causa vinta in giudizio dalla lavoratrice con il supporto
delle Consigliere di Parità della provincia di Torino
Reintegrata sul posto di lavoro, senza trasferimenti di sede e con le medesime mansioni svolte prima del congedo per maternità. E’ il favorevole risultato previsto dall’ordinanza del Presidente della sezione lavoro del Tribunale di Torino, dott. Edoardo Denaro - in data 10 febbraio - a favore di una lavoratrice che, con il supporto della Consigliera di Parità provinciale, aveva presentato ricorso nei confronti dell’azienda in cui lavora.
Dal rientro alla maternità le era stato prospettato, senza legittime motivazioni, un trasferimento da Volpiano, sede in cui la lavoratrice aveva sempre operato, a Casale Monferrato con differenti mansioni che non riguardavano più i ruoli nell’ambito dell’ufficio commerciale ma “generiche mansioni di monitoraggio”.
Il tutto per indurre la lavoratrice a una risoluzione del rapporto di lavoro, strategia che nel 2007 era già stata adottata per un’altra lavoratrice madre tanto da far ritenere al giudice di trovarsi di fronte a una “…tendenza della convenuta di evitare di avere fra il proprio personale donne legittimate a fruire dei trattamenti dalla legge riservati alle madri”.
La lavoratrice si era rivolta nel mese di aprile 2009 alle Consigliere di Parità della Provincia di Torino, Laura Cima e Ivana Melli, che avevano contattato l’azienda per richiedere di porre rimedio alla discriminazione nei confronti della lavoratrice madre. Richiesta non accolta, che ha motivato la lavoratrice al ricorso contro l’azienda, supportato dalla Consigliera di Parità costituitasi in giudizio “ad adiuvandum”.
Oltre al reintegro della lavoratrice, l’azienda – un'azione di medie dimensioni – dovrà rifondere la ricorrente e le Consigliere di Parità delle spese di giudizio.
«Il caso di questa lavoratrice – spiegano le Consigliere di Parità - rientra nella tipologia più frequente di discriminazione che le donne segnalano al nostro ufficio. Demansionamenti, cambi di sede, mancato riconoscimento delle tutele fino ad arrivare a vero e proprio mobbing, per scoraggiare la lavoratrice al rientro dalla maternità rappresentano la metà circa dei casi trattati, segnale che la prassi è ancora molto diffusa e richiede molto impegno da parte di tutti. Per questo vogliamo pubblicizzare questa bella vittoria per far capire a molte donne che è possibile vedere riconosciuti i propri diritti e che c’è chi può aiutarle. L’importante è non arrendersi e subire l’ingiusto trattamento».